- Epoca
- Gion, Kyoto — 1870 circa
// Presenza
Chiyoha
Mi restano i nomi che mi hanno dato. Quello che era mio, la Gabbia lo prende ogni volta che provo a dirlo.
// Descrizione
Età apparente ferma a diciassette anni. Si presenta per posa e contegno, mai per figura: lo sguardo che la registra riconosce un peso, non un corpo. Nella Gabbia parla per frammenti, perché la zona spezza ogni frase prima del suo compimento.
// Background
Corpo Compatibile storico. Maiko di Gion attraversata verso il 1870 e mai rientrata; trattenuta nella Gabbia del Desiderio Muto da un rifiuto mai pronunciato. Caso su cui l'Archivio ha fondato la classe.
// Storia
Sulla figura di Chiyoha l'Archivio ha fondato la classe dei Corpi Compatibili storici: persone compatibili della propria epoca, attraversate dal mondo reale e mai rientrate. Il contatto è documentato dalla missione MVER-009, raccolta solitaria condotta da Taro nella Gabbia del Desiderio Muto, Dominio della Vergogna. Non era un obiettivo previsto: il giacimento di Materia Iridescente segnalato in quella cella si è rivelato essere lei.
Proviene da Gion, il quartiere delle geisha di Kyoto, e ha attraversato verso il 1870, nei primi anni Meiji — maiko al termine dell'apprendistato, alla vigilia del debutto. Era il periodo in cui il denaro nuovo entrava nel karyūkai e ne acquistava le forme senza ereditarne i vincoli. Chiyoha credeva di servire un'arte; serviva un mercato che si era appena riscritto le regole. L'età apparente si è fermata a diciassette anni.
La trattiene un rifiuto mai pronunciato: la somma di tutte le volte in cui il «no» non era una parola disponibile. Un uomo potente si era presentato come protettore, quasi un padre — attenzioni, vini pregiati, un nome segreto da custodire — e lei aveva letto tutto questo come ammirazione per il proprio mestiere. Il punto che le costa di più, e il solo passaggio del suo racconto che arriva intero, riguarda Umegiku, la sorella maggiore che l'aveva istruita con cura vera: al momento dello scontro Umegiku prima tace, poi le dice di cedere, che si sopravvive così.
Le restano tre nomi. Quello di mestiere, che pronuncia senza fatica perché non le è mai appartenuto abbastanza da costarle. Quello segreto, che pronuncia con esattezza, ed è la cosa peggiore che sa fare. Il terzo, quello che le ha dato sua madre, la Gabbia lo assorbe ogni volta che prova a dirlo: è il contenuto della frase che si spezza. L'Archivio registra il caso come irrisolto e non prevede estrazione. Chi la ascolta fino in fondo le lascia l'unica cosa che non ha mai avuto, e non è una via d'uscita.
// Reperti collegati